Per una politica Black Metal

Fuori dai cliché e dalle controverse affiliazioni politiche, come il materialismo anarchico del black metal può insegnarci ad agire al di là delle illusioni umane

Fin dalla sua nascita, il black metal intrattiene con la politica rapporti a dir poco turbolenti. Øystein «Euronymous» Aarseth, defunto leader dei Mayhem e tra i fondatori della scena norvegese, fece parte del sindacato rivoluzionario Rød Ungdom (Gioventù Rossa), dichiarandosi in più occasioni sostenitore e ammiratore dei regimi di Stalin e Ceaușescu. All’inverso, Varg «Burzum» Vikernes, assassino di Aarseth e altro personaggio chiave della seconda ondata, è attualmente propugnatore dell’Ôðalismo, una prospettiva razzista, ecologista e neopagana, che si presenta come punto di arrivo della lunga militanza di Vikernes nell’estrema destra. Si tratta di una contraddizione originaria, costitutiva della stessa scena e incarnata dal seminale album dei Mayhem De Mysteriis Dom Sathanas, di cui Vikernes (con lo pseudonimo di Count Grishnackh), registrò le linee di basso – che si dice non siano mai state ri-registrate, nonostante l’uccisione di Aarseth da parte di Vikernes. Il black metal fa il suo ingresso in politica abbracciando, nel medesimo istante, due opposti estremismi, occupando tutto lo spazio che dalla sinistra totalitaria giunge al nazismo e al fascismo, quasi a voler ribadire la sua stessa radicalità. Gradualmente, il coinvolgimento politico del black metal ha assunto due diverse forme: il NSBM (national socialist black metal), con gruppi quali Absurd, Graveland, Satanic Warmaster, Goatmoon, Hate Forest e Nokturnal Mortum, e il RABM (red anarchist black metal), con Iskra, Book of Sand, Dawn Ray’d, Skagos, Voland e Ancst – e si tratta, ovviamente, solo di alcuni esempi.

Quel che non dovrebbe sorprendere è che un genere musicalmente estremo come il black metal, forse il più estremo dei sottogeneri del metal, tenda a replicare tale estremismo anche sul piano politico. In un precedente articolo ho sostenuto che il black metal: «ha, innanzitutto, un rapporto privilegiato con la Terra […] Un coinvolgimento […] con una terra che ha poco a che fare con la sacralità del suolo e del sangue […] e molto a che vedere con il procedere e ritornare alla Terra dei corpi». La radicalità del black metal sarebbe espressione di una relazione fondamentale con la morte, la putrefazione e il divenire temporale. Una visione del mondo che dà luogo a quelle che denomino «politiche della Terra», e che tenterò di definire in chiusura a questo scritto. Per comprendere come la riflessione sull’impermanenza delle cose possa condizionare la teoria politica, sarà innanzitutto necessario osservare gli sviluppi di questa idea all’interno dello stesso black metal.

Nel suo In the Dust of this Planet (di prossima pubblicazione per la collana Not di NERO) il filosofo Eugene Thacker dà tre possibili significati per il termine «black» all’interno di black metal. Quel che tenterò di fare sarà collegare ciascuno dei significati offerti da Thacker a una determinata declinazione politica del black metal – generalizzando tali approcci in modo piuttosto brutale.

Il primo significato riguarderebbe il nero del satanismo e della magia nera, e avrebbe una struttura basata su inversione e opposizione: Satana è l’avversario di Dio; la croce è rovesciata; la messa nera replica la messa cattolica invertendone il senso. L’opposizione tra comunismo e nazifascismo, che attualmente domina parte delle politiche del black metal (come nel caso del RAC), può essere paragonata all’opposizione tra cristianesimo e satanismo, in quanto ne riflette le medesime dinamiche. La stessa ideologia totalitarista promossa da Euronymous non è altro che l’inverso e l’opposto del nazifascismo, e forse non è un caso che Aarseth si definisse un satanista teologico – ossia profondamente religioso e fedele a principi opposti a quelli della chiesa cattolica.

D’altra parte, un gran numero di gruppi black metal non si rifà a tematiche sataniste, volgendosi invece alle più disparate dottrine pagane (dalla mitologia celtica dei Primordial a quella norrena degli Enslaved). Proprio «pagano» è il secondo significato che, per Thacker, si potrebbe attribuire al termine «nero»: di fatto, le tenebre pagane si oppongono alla luce di Cristo e al moderno illuminismo scientifico. Più che il satanismo (un concetto piuttosto recente), la magia naturale di streghe e stregoni sembrerebbe aderire in modo più calzante a quella che l’inquisizione cattolica definì «magia nera». Proprio a causa delle persecuzioni subite dai pagani, la struttura del paganesimo sarebbe fondata sulla coppia alterità/emarginazione: il pagano è l’incomprensibile «altro» del monoteista, e la caccia alle streghe è proprio un effetto di questa incomunicabilità radicale. Il neopaganesimo ha come obiettivo proprio la restaurazione dell’antica gloria precristiana e premoderna, nonché l’uscita dallo stato di minorità in cui il paganesimo è stato relegato. Nel neopaganesimo di estrema destra, dominato dalla figura di Burzum-Vikernes e rappresentato da band quali Absurd e Graveland, oltre al «sacro legame» con il territorio di appartenenza e con la propria linea di sangue, l’antisemitismo è il filo nero che congiunge il paganesimo alle ideologie nazifasciste, andando a formare un calderone di razzismo, omofobia e violenza (sottolineo, tuttavia, che tale approccio razzista, nazionalista e violento non è un fattore comune a tutto il neopaganesimo; si veda anche questo articolo apparso su Not).

Riassumendo: la prospettiva satanica è fondata su una struttura inversione/opposizione; quella pagana su una struttura alterità/emarginazione. Sebbene differenti, queste due visioni del mondo hanno in comune, per Thacker, una medesima tendenza a porre l’essere umano al centro del mondo. Il satanismo, di fatto, ricerca la conoscenza al fine di promuovere l’attività umana, ponendo al centro del suo credo la libertà individuale. Il paganesimo, seppur dominato dal concetto di natura, ripone la propria fiducia nella collaborazione tra essere umano e natura, tentando di manipolare quest’ultima attraverso pratiche magiche. Sul piano politico l’inversione e l’opposizione hanno limiti evidenti: si finisce, infatti, per costruire la propria identità in quanto «riflesso» dei propri avversari, perdendo ogni contatto con la realtà materiale. Per quanto riguarda le posizioni di minorità e marginalità, invece, il rischio è quello dell’identitarismo: il congelamento della propria visione del mondo in un’identità statica, rafforzata dall’elaborazione di miti fondativi e dal conservatorismo culturale – si passa dall’essere emarginati all’emarginare. Entrambe le direzioni sono state esplorate, addirittura ibridate, dal black metal, il più delle volte con risultati catastrofici.  

Per Thacker, è il terzo significato della parola «nero» a condurci alle vere radici del black metal. Questo terzo senso, radicalmente non-antropocentrico, sarebbe: nero = pessimismo cosmico (laddove il nero è quello del freddo, buio e silenzioso vuoto cosmico). Concentrandosi sull’insignificanza dell’essere umano, sulla fragilità del gesto e della parola e sull’impermanenza delle cose e del mondo stesso, il pessimismo cosmico è: «Il difficile pensiero di un mondo assolutamente inumano, indifferente alle speranze, ai desideri e alle lotte degli individui e delle comunità umane». Band rappresentative di questo terzo senso potrebbero essere i minimali SunnO))), con il loro Grimmrobe Demos, e i Wold, con l’ossessivo Stratification. Più in generale, si potrebbe dire che l’estremismo musicale di tutto il black metal derivi proprio da questa percezione sconfortante e impersonale. In un certo senso, non si fa black metal ma si entra nel black metal, come in uno spazio cosmico o in uno stato di acuta consapevolezza. Sotto il gelido sguardo del pessimismo, il pianeta Terra, inutilmente sospeso nell’infinità dello spaziotempo – in attesa della propria fine e di quella dell’universo tutto – ci appare come una specie di massa mostruosa dalla quale i corpi provengono e alla quale i corpi ritornano. Nelle parole della one-man band Xasthur:

Each death piled in a dark circle
And again we’ll return.

Xasthur, «In the Hate of Battle», Nocturnal Poisoning, 2002

È naturale che tale rapporto di circolarità terrestre (rotazione e rivoluzione), possa essere frainteso e scambiato con il gesto rotatorio attraverso cui sono tracciati i confini territoriali. Come Famine, cantante e chitarrista dei francesi Peste Noire, dichiara in un’intervista (della quale si è occupato anche Benjamin Noys): «Il black metal è un doppio nazionalismo, temporale e spirituale, orizzontale e verticale. Temporale [orizzontale] poiché esso è sempre una linea di sangue e, materialmente, una terra che esso deve consacrare. Spirituale (verticale) poiché si tratta, metaforicamente, di un nazionalismo dell’Inferno e dell’Oscurità, un’etica e un’estetica del Regno del Male».

Il pessimismo cosmico sfata questo mito della doppia appartenenza, giacché manifesta la differenza tra la Terra e il Territorio, tra il reale e l’idea. Il territorio – ciò che Famine in preda alla confusione chiama «la terra» – è quell’entità che animali non-umani ed esseri umani producono in modo relazionale: il gatto costruisce e difende il proprio territorio percorrendolo e, di volta in volta, difendendolo, ma esso non preesiste al gatto stesso. «Relazionale» significa che non c’è tana o abitazione senza spazio esterno, né stato senza confinanti. La Terra, d’altra parte, è l’insieme di tutti i territori, senza perciò corrispondere a nessuno di questi (il pianeta Terra non è la Germania, l’America o l’impero romano). Nel divenire temporale tornano alla Terra individui, dèi, cose e nazioni – spesso senza lasciare alcuna traccia. La fedeltà del black metal va prima di tutto al divenire, dunque alla Terra e alla putrefazione del mondo, all’oscuro Inferno (tutt’altro che metaforico) del tempo. Il true black metal come lo Zarathustra di Nietzsche, ammonisce: «Rimanete fedeli alla terra e non prestate fede a coloro che vi parlano di speranze soprannaturali! Sono avvelenatori, coscienti o incoscienti». Il pessimista black metal attraversa ogni territorio come un senza patria, giacché la sua unica patria è l’Inferno, ossia il tritacarne terrestre sospeso nel nulla cosmico.

Oltre all’ambient estrema di SunnO))) e Wold, il sottogenere che più si avvicina a questa visione è il depressive black metal di band come Xasthur, Nocturnal Depression e Forgotten Tomb. Si tratta di una versione del black metal estremamente primitiva, per lo più caratterizzata da produzioni minimali, riff ronzanti e vocal che si dissolvono e disperdono in muri di rumore. Le sue principali tematiche sono la disperazione, la solitudine, il fallimento e il suicidio. Come recita il testo di Reject Existence dei Forgotten Tomb:

Fuck this existence and fuck this world
Reject the will to live and grow old
Deny your future, refuse tomorrow
Eliminate your source of sorrow
Reject existence.

Forgotten Tomb, «Reject Existence», Under Saturn Retrograde, 2011

Si può parlare di politiche della Terra proprio a partire da questo momento in cui le illusioni vanno in frantumi e il reale non è più dato per scontato. In tali circostanze l’essere umano si ritrova spiazzato, disperso in un mondo radicalmente inumano. Questo duplice riposizionamento dell’essere umano, nella Terra e nel cosmo, fa sì che il reale non possa essere esaurito dalle illusioni, dalla conoscenza e dalle progettualità umane. I limiti che il mondo inumano ci impone sono gli stessi limiti che preludono alla nostra morte in quanto individui, alla catastrofe ecologica, alle crisi della finanza, alla guerra atomica o alla distruzione del pianeta. C’è sempre qualcosa che ci si sfugge, qualcosa che si nasconde nel buio e che si sottrae al nostro controllo.

Questa sorta di realismo depressivo all’ennesima potenza non si limita a segnalare una serie di fatti, dicendo: «Questo è così e così, e non può essere in alcun altro modo», ma si spinge ad affermare che il reale potrebbe essere in qualsiasi altro modo, giacché non vi è alcuna ragione per cui dovrebbe necessariamente essere così o per cui debba restare così per sempre. Si tratta di una prospettiva radicalmente materialista e, per certi versi, anarchica. Il divenire, che tutto trasforma e spazza via, e l’imprevedibilità del mondo inumano sono i due capisaldi del pessimismo black metal e delle sue politiche della Terra – nonché due potenti antidoti ai veleni dell’ideologia e dell’identitarismo. Il pessimista-realista è un eremita e un misantropo, poiché detesta l’aspetto «umano-troppo-umano» di ciò che si manifesta nel tempo. Tuttavia, in quanto pessimista cosciente della propria e altrui insignificanza nell’universo oscuro, egli può ricominciare ad agire al di là delle illusioni umane e del senso unico delle ideologie. Il black metal offre una visione del mondo che può essere declinata in innumerevoli modi, senza mai poter essere sussunta una volta per tutte – come il reale, esso è inesauribile.