Tutto inizia nel 1995. La compagnia Purdue Pharma, di proprietà della ricca famiglia Sackler, sviluppa un medicinale a base di ossicodone, un potente analgesico scoperto a inizio secolo. Questo medicinale, l’Oxycontin, è oggetto di una campagna di marketing aggressiva, in un paese in cui l’industria farmaceutica ha il diritto di sviluppare ogni tattica possibile per convincere i professionisti della salute a promuovere i loro prodotti. Purdue Pharma nasconde i potenziali effetti negativi del medicinale ed esagera le sue qualità. Manipola e corrompe a tutto spiano per ottenere la larga diffusione del medicinale. E così, per ottenere l’approvazione della Food and Drugs Administration (FDA), l’agenzia federale che, tra le altre cose, valuta la pericolosità dei prodotti sanitari, Purdue Pharma si rivolge a uno degli esperti della suddetta agenzia, il Dr. Curtis Wright IV… che qualche anno dopo assumerà in azienda.
Una tale opportunità – un potente analgesico che avrebbe alleviato istantaneamente il dolore cronico dei pazienti in sofferenza, diventando così un prodotto di punta – non può che avere immensa risonanza in un paese come gli Stati Uniti. E in effetti, l’assenza di una previdenza sociale di qualità rende difficile, e talvolta impossibile, smettere di lavorare. Se si vuole continuare a sopravvivere, è necessario funzionare, ed è precisamente a questo bisogno che serve l’Oxycontin. Ma gli effetti sono devastanti: l’assuefazione colpisce tutti i pazienti, creando generazioni di tossicodipendenti. Secondo l’American Society of Addiction Medicine, per 4 persone su 5 che hanno fatto consumo di eroina, l’inizio della dipendenza è legato alla prescrizione di antidolorifici. La dipendenza ha reso queste persone invisibili in una società, simile a quella francese, che giudica e criminalizza chi fa uso di droghe. Da qui il ritardo della presa di coscienza, da parte delle autorità, dell’immensa crisi che si stava producendo.
Man mano che i morti si accumulavano, nell’indifferenza generale, i profitti di Purdue Pharma volavano, passando da qualche miliardo di dollari nel 2007 a 35 miliardi dieci anni più tardi. La famiglia Sackler è entrata nella classifica delle famiglie più ricche degli Stati Uniti, con un patrimonio stimato di 13 miliardi di dollari, più dei Rockefeller. La sofferenza e la morte di migliaia di persone per via dell’Oxycontin le hanno permesso di entrare nella schiera dei più grandi.
Leggere la biografia della famiglia Sackler, dal patriarca Arthur, che ha fondato Purdue Pharma, a suo nipote Richard, che l’ha resa un’impresa omicida di massa, significa comprendere che il mercato capitalista della sanità premia coloro che forniscono soluzioni inefficaci che creano dipendenza a sofferenze corporee legate al capitalismo stesso. La classe capitalista promuove la competizione, la paura del domani, l’insicurezza a scuola, sul lavoro, in famiglia… Arthur Sackler ha promosso il Valium negli anni Settanta e lo ha reso imprescindibile. Al tempo amministratore delegato di un’impresa di pubblicità farmaceutica, è riuscito a rendere questo ansiolitico un sostegno indispensabile nella vita di milioni di americani, estendendo una prescrizione riservata alle patologie psichiche riconosciute a tutte le piccole preoccupazioni della vita. In seguito, gli ansiolitici, nelle prescrizioni mediche, sono diventati essenziali. La Francia ne fa un gran consumo, nonostante i rischi e le incompatibilità tra medicinali create da questo trattamento. Come gli antidolorifici, gli ansiolitici non curano: permettono di funzionare. Ed è proprio questo che ci viene richiesto, sotto il capitalismo.
Che cosa provano i membri della famiglia Sackler, che oggi vivono ricchi e in buona salute, di fronte alla denuncia dei loro misfatti? Una persona vicina a un membro del clan Sackler ha confidato a un giornalista del New Yorker: «Penso che lui, per la maggior parte del tempo, si dica semplicemente: “Wow, siamo super ricchi. Che figata. Non ho voglia di pensare all’altra faccia della medaglia”».

C’è una cosa che ho imparato dalla mia frequentazione della classe politica, e che si applica tanto agli amministratori delegati quanto alle persone molto ricche, e cioè che sono sempre circondati di assistenti, consiglieri e una corte di ambiziosi; e questo piccolo mondo ripete loro, tutto il giorno, che sono geniali. Di conseguenza non dubitano mai di nulla, o di molto poco. Ricordo un deputato che, uscendo raggiante da uno studio televisivo, mi domandò: «Allora, sono stato bravo?». Gli risposi ovviamente di sì: il mio contratto gli permetteva di licenziarmi quando voleva. Quanto agli altri assistenti, facevano questo lavoro sperando anch’essi, un giorno, di arrivare, e di attirarsi le simpatie di un deputato che li avrebbe introdotti, al momento opportuno, a una certa investitura per le elezioni comunali o al tal posto di candidato al parlamento.
Il meccanismo si applica in tutti i luoghi in cui si concentra il potere. Sono convinto che Richard Sackler non abbia mai incontrato nessuno che gli sputasse in faccia tutto il suo odio, e sia circondato di gente che gli ripete quanto sia un brav’uomo. Eppure, quando la sua macchina con autista attraversa città e campagne, sfiora di certo centinaia di persone che hanno perso una persona cara a causa del suo medicinale, vista l’estensione statistica di questo omicidio di massa. Ma se anche restassero loro degli scrupoli, i capitalisti dispongono di una manodopera qualificata per sbarazzarsene: i consulenti.
Nel 2021, negli Stati Uniti, la società di consulenza McKinsey è stata condannata a versare centinaia di milioni di dollari per il ruolo che aveva svolto all’inizio degli anni Dieci presso Purdue Pharma. Nell’accordo che ha permesso a McKinsey di evitare un procedimento penale, si legge che la società, «con piena cognizione e in maniera intenzionale, ha cospirato con Purdue Pharma e altri per aiutare e incoraggiare a fornire una falsa comunicazione riguardo a medicinali soggetti a prescrizione». E riconosceva anche di avere, «tramite le azioni di un alto responsabile di McKinsey, distrutto e nascosto, con piena cognizione, degli archivi e dei documenti». I consulenti di McKinsey avevano senza mezzi termini previsto il numero potenziale di overdose, così da consigliare a Purdue Pharma una strategia di compensazione in grado di mantenere le vendite e la reputazione del prodotto. Alcune presentazioni PowerPoint lo testimoniavano: malgrado la consapevolezza di numerose overdose, i consulenti dimostravano che era possibile, nonostante questo tasso di mortalità, mantenere un alto livello di vendite accordando qua e là dei risarcimenti.
McKinsey, leader mondiale della consulenza, non ha sofferto granché dalla denuncia di queste azioni di raro cinismo. In Francia, la società rientra nei favoriti di Emmanuel Macron. Lui stesso deve in parte la vittoria al coinvolgimento, al suo fianco, dei consulenti di McKinsey, che lavorarono gratuitamente per il suo successo, prima di diventare, una volta assicurato il regno, uno dei consulenti di fiducia del governo francese, in particolare durante la crisi sanitaria legata all’epidemia di Covid-19. I misfatti di McKinsey non sembrano averne intaccato la reputazione, neppure per le questioni legate alla sanità pubblica. Immaginate, è come affidare la cura dei propri cari a qualcuno che ha consigliato per anni un serial killer… Ma questi problemi morali non hanno importanza quando si fa ricorso a una società di consulenza come McKinsey.
Quando si tratta di imprese private, ricorrere a società di consulenza è parte dell’equilibrio della macchina capitalista. Si tratta di fluidificare gli ingranaggi del sistema, legittimando decisioni puramente finanziarie in nome di considerazioni razionali e «strategiche». In altre parole, la missione ideologica dei consulenti è di far credere, persino ai propri membri, che le imprese capitaliste esistono per motivi diversi dal generare profitto per i loro azionisti. Intervengono per consigliare «riorganizzazioni» e piani di licenziamento, circondando il tutto di grandi nozioni manageriali, in modo da rendere la realtà meno meschina e crudele. Proprio come l’Unione Sovietica aveva la sua burocrazia e i suoi commissari politici, il mondo capitalista ha i suoi consulenti in giacca e cravatta che si occupano di convincere i collettivi dirigenziali a colpi di PowerPoint, affinché sbrighino il lavoro sporco e contribuiscano ad alimentare la crescita dei dividendi. Poco sorprende che questi consulenti abbiano accompagnato le riforme messe in atto da Emmanuel Macron.
poiché prendono decisioni tramite PowerPoint, in cui la violenza delle loro azioni è invisibilizzata, e poiché i soldi che scorrono a fiumi li spingono a non interessarsi alle conseguenze delle proprie azioni, i membri della classe dominante dei paesi capitalisti, la notte, dormono molto bene
In Francia, se lo scandalo Orpéa – il gruppo di residenze per anziani in cui l’abuso verso i pazienti e l’intimidazione verso i dipendenti costituiva una linea intenzionalmente scelta e pianificata dalla direzione – non ha intaccato la reputazione dei proprietari, che sono rimasti invisibili durante il clamore mediatico che ha circondato il caso, è grazie ai consulenti. La prestigiosa famiglia Peugeot, erede dell’omonima casa automobilistica, era tra i principali azionisti di Orpéa. Due anni dopo l’inizio dello scandalo, la rivista Challenges, in un’edizione estiva dedicata ai grandi patrimoni francesi, si rallegrava per lei: «A guardarlo da vicino, il prezzo da pagare per la famiglia non è così pesante, dato che, dal 2018, una quota dell’1% del gruppo Orpéa è stata rivenduta per 60 milioni di euro. Quel che è meglio, il nome dei Peugeot non è stato infangato dallo scandalo, senza dubbio grazie ai buoni consigli dell’agenzia Image 7, che ha fatto di tutto per preservare la reputazione della famiglia, benché da anni facesse parte del consiglio di amministrazione di Orpéa».
Quelle care persone della famiglia Peugeot avevano dunque un rappresentante al tavolo attorno al quale è stato predisposto un sistema di abusi che in seguito ha portato a un centinaio di denunce per «messa in pericolo della vita altrui», «mancata assistenza a persona in pericolo», «omicidio colposo», nonché «violenza per negligenza». Questa onorevole famiglia del capitalismo francese ha fatto i soldi sulle spalle dei nostri anziani e a spregio della loro salute, e ha poi rivenduto una parte delle sue azioni al momento opportuno, mentre una società di consulenza per la reputazione faceva valere la propria rete per evitare che lo scandalo la infangasse.
Poiché sono protetti dal proprio entourage e da professionisti dedicati, poiché prendono decisioni tramite PowerPoint, in cui la violenza delle loro azioni è invisibilizzata, e poiché i soldi che scorrono a fiumi li spingono a non interessarsi alle conseguenze delle proprie azioni, i membri della classe dominante dei paesi capitalisti, la notte, dormono molto bene.
A questo si aggiunge una percezione selettiva dell’umanità. Nella serie HBO Succession, che racconta le disavventure della famiglia Roy, direttamente ispirata alla famiglia Murdoch (proprietaria del canale conservatore Fox News), il patriarca, freddo e cinico, si scaglia contro i rimorsi del figlio, responsabile di un incidente che ha causato la morte di un giovane inserviente. In una scena da manuale, uno dei marchi di fabbrica della serie, gli ricorda che questo incidente è un «NRPI». Si tratta di un acronimo utilizzato in una filiale dell’impresa familiare, in cui più volte è capitato che dei lavoratori migranti e delle prostitute perdessero la vita a causa di negligenza o di abusi coperti dalla direzione. Questo acronimo agghiacciante sta per «No Real Person Involved» (nessuna persona reale coinvolta). Si tratta, beninteso, di finzione: nessuna impresa oserebbe utilizzare un acronimo simile nei suoi documenti, sarebbe troppo rischioso. Ma è proprio così che funziona la classe dominante: tratta i lavoratori, i consumatori e i pazienti nettamente peggio di come tratta i suoi membri.
La morte per PowerPoint non conta: è criminale soltanto chi preme il grilletto, nonostante sia possibile, dando direttive per mail, votando una legge o pagando dei rappresentanti commerciali o dei consulenti, fare più morti di un singolo sparo
Queste «persone finte» sono individui che non contano, o la cui vita ha meno valore. E questi individui, la società borghese li classifica in continuazione. Sono innanzitutto i rifugiati che muoiono attraversando il Mediterraneo, di cui il mondo intero se ne frega. Sono le popolazioni dei paesi colonizzati, dall’Indocina alla Palestina, passando per l’Algeria. Ma sono anche gli operai e gli impiegati che muoiono sul lavoro. Sono gli abitanti delle banlieue, parte dell’immigrazione postcoloniale, della cui morte, per colpo di arma da fuoco, non bisogna fare un dramma. In Francia, come negli Stati Uniti, di fatto esiste una categoria di persone la cui vita è irrilevante, e tutte le redazioni dei grandi media la conoscono senza che vi sia bisogno di un acronimo. Le nostre imprese non sono forse disciplinate dai direttori delle risorse umane? Le risorse, le si rimpiazza. Gli esseri umani, li si tutela. Non è la stessa cosa.
Poiché si fa di tutto perché non siano consapevoli delle conseguenze delle loro azioni e poiché queste conseguenze toccano individui che loro non considerano, per razzismo sociale o semplicemente razzismo, come pari, i membri della classe dominante sono strutturalmente posti in una condizione di irresponsabilità totale. Essere responsabili vuol dire dover rendere conto delle proprie azioni. Agire con responsabilità significa misurarne le conseguenze. Né l’una né l’altra cosa riguardano i membri della classe capitalista. Si è visto: la famiglia Sackler e la società McKinsey dispongono di soldi sufficienti per evitare condanne individuali pesanti, malgrado un bilancio umano drammatico. In Francia, i politici responsabili del deterioramento della sanità pubblica si succedono e tornano in carica. La parola di una Agnès Buzyn (ministra della Sanità dimissionaria in piena pandemia di Covid) o di uno Xavier Bertrand (ministro della Sanità durante la crisi di Médiator) non viene mai messa in discussione a causa del loro bilancio. Il conto dei politici francesi, dopo una piccola bufera, viene sistematicamente cancellato. Questa irresponsabilità è organizzata in seno alla loro classe e tramite un universo mediatico che non si prende mai il tempo di ricordare il bilancio di vittime umane causato da queste persone, per indifferenza ideologica o per pigrizia professionale.
La morte per PowerPoint non conta: è criminale soltanto chi preme il grilletto, nonostante sia possibile, dando direttive per mail, votando una legge o pagando dei rappresentanti commerciali o dei consulenti, fare più morti di un singolo sparo. Ricordare tale realtà equivale a rompere un tabù. In Francia, nel febbraio 2023, un deputato di sinistra ci aveva provato, tacciando il ministro del Lavoro, Olivier Dussopt, di essere un «assassino». L’epiteto era stato pronunciato in un contesto particolare, poiché il ministro era anche l’artefice della riforma delle pensioni che ha prolungato il tempo che i lavoratori francesi passano al lavoro, cosa che, per i meno ricchi, riduce in modo comprovato le speranze di vivere in buona salute. Ne era seguita un’indignazione generale: il deputato aveva dovuto scusarsi profusamente e il ministro, offeso, aveva rifiutato di perdonarlo.
Premendo il grilletto tre volte, l’assassino di Brian Thompson non è divenuto oggetto di queste tergiversazioni da salotto. In modo brutale, macabro e vendicativo, ha messo l’amministratore delegato di United HealthCare di fronte alle proprie responsabilità. Occhio per occhio, dente per dente. Questa severa applicazione della vendetta è estranea al nostro sistema giuridico. Sconvolge per via della sua violenza e della mancanza di rispetto di qualsiasi principio giudiziario. Sul piano sociale, però, l’azione attribuita a Luigi Mangione ha prodotto, che lo si voglia o no, un capovolgimento crudele che in genere non si produce mai. I capitalisti come Brian Thompson non hanno mai subìto delle reali sanzioni per le proprie malefatte. Quando vengono giudicati, sono veri e propri «criminali dal colletto bianco»: a loro, in Francia come negli Stati Uniti, è riservato un trattamento specifico, una difesa di alto livello e una copertura mediatica diversa. E, quali che siano le conseguenze reali, le loro azioni sono perlopiù legali. Si può sostenere che, con le loro azioni, i ministri di Macron, e Macron stesso, peggiorando a tal punto il sistema sanitario abbiano contribuito alla morte di diverse persone. Si può ritenere che abbiano le mani sporche di sangue. Ciononostante, le istituzioni della Repubblica sono state rispettate.
Brian Thompson è divenuto un martire delle classi dominanti del mondo intero poiché ha subìto un’azione totalmente anomala. Se il racconto borghese avesse funzionato bene, il nome di Brian Thompson non avrebbe mai attirato l’attenzione del suo omicida. La morte per PowerPoint – i documenti e le mail che Thompson deve aver firmato e inviato per approvare le massicce politiche di non rimborso di cure vitali praticate da United HealthCare – secondo il racconto dominante non dovrebbe essere considerata un crimine. E tuttavia: «Questi parassiti se la sono cercata», avrebbe scritto l’omicida nel suo breve manifesto. E non c’è niente di più pericoloso, per la classe dominante, di questo genere di discorsi.
Se il dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti ha chiesto per Luigi Mangione la pena di morte, e se considera la sua azione come un’azione terroristica, è per cancellare questa macchia, questa offesa, questa fatale dimostrazione della responsabilità della classe dominante per i nostri lutti e per le nostre sofferenze. L’esposizione della sua violenza, dell’entità delle vittime che causa ogni giorno, dovrebbe spingere qualsiasi cittadino anche solo vagamente critico dei discorsi dominanti a guardare da vicino quella macchia e a trarne degli insegnamenti. E quindi a discutere senza esitazione delle questioni poste dal caso Luigi Mangione.

